Il termine "bacaro", oggi universalmente associato alle tipiche osterie veneziane dove si consumano cicchetti e ombre di vino, non è nato a Venezia. Secondo una teoria storica avvalorata da diverse ricerche, la parola deriverebbe da un vino pugliese, esportato proprio dalla città di Trani verso la fine dell'Ottocento.
Un commerciante del Sud Italia, lungimirante e intraprendente, iniziò a vendere questo vino schietto, diretto, fortemente espressivo nel cuore pulsante del commercio mondiale dell'epoca: Venezia. Il vino, che colpiva per la sua forza e genuinità, venne soprannominato "vin de bàcaro", dove "bàcaro" rappresentava un modo di bere "alla buona", autentico, quasi popolare ma sincero, in netta antitesi con l'eleganza aristocratica delle enoteche.
Evoluzione del significato
Con il tempo, il termine si è cristallizzato nel tessuto urbano veneziano e ha cambiato leggermente forma: i "bacari" sono diventati piccoli locali dove si consumano vino sfuso e piatti popolari, veri luoghi di socialità. Ma quel nome racchiude ancora oggi una radice meridionale, un'anima pugliese, spesso dimenticata.
Il caso del ristorante "Bacaro" a Lecce
Alla luce di tutto ciò, il fatto che da 27 anni esista a Lecce un ristorante chiamato "Bacaro" non è un'appropriazione forzata del vocabolario veneziano, ma un ritorno a casa, un tributo alle origini del termine. È come se il cerchio si chiudesse: il vino che un tempo partiva dalla Puglia verso Venezia per dare vita a un nuovo modo di bere, torna nella sua terra con il nome che ha ispirato.